Primo Maggio si Primo maggio no, Fondazione si Fondazione no. Ospedale no. Case popolari no. Associazioni si ed altre no. Apple o Microsoft. Arrosticino o torcinello?? Larino su o Larino giù…
Attanagliato da irrisolvibili rebus moderni nella provincia rigogliosa il mio Molise resta immobile incastonato nel tempo come un diamante struggente di bellezza e inutilità. Materie grigie fumanti di laborìo assennato come novelli natanti nell’ azzurro mare di maggio.
La fabbrica del nulla è in piena attività, non toccata dalla crisi, anzi da essa sostenuta, lobotomizzate le emozioni dalle nuove idee a risparmio di beta-endorfine.
Le scelte sono importanti. Ma ancora più importante è il percorso di valutazione che precede scelta.
Molti anni fa si è valutata la posizione e la storia di un comune con le conclusioni che lì, per tradizione e toponomastica, c’erano le condizioni per potenziare il servizio sanitario. E la scelta di molti fu quella di investire la propria vita ed i propri sforzi nella medicina. Nuovi medici che necessitavano di una’assistenza superiore alla vecchia generazione di inferimieri. Ecco una scuola e nuovi allievi. Si punta all’eccellenza, ed un nostro grande cittadino rende a tutta l’Italia noto che il Molise c’è e l’oculistica ci rende fieri. Dunque si lavora per trent’anni, si costruisce una nuova generazione di professionisti e specialisti, un enorme unico piano di Ospedale eretto su decine di metri di pilastri in cemento armato. Una moderna arca di Noè ancorata alla collina. Appena definita limpidamente, inequivocabilmente, la nostra vocazione ad essere i discepoli di Ippocrate, una proposta viene dall’alto: chiudiamo l’ospedale. Geniale.
Intanto finanziamo case di cura private che tanto ci costeranno, sia per le casse regionali che quelle private. Eccellente. Un grande bluff.
Molti anni fa si è valutata la possibilità costruire un paese in qualche modo nuovo moderno rispetto al nucleo medievale del centro storico. L’agilità di tale idea in tempi “relativamente” moderni, come la fine della prima metà del secolo breve, credo si possa riscontrare nella possibilità di far sorgere una un città con strade e infrastrutture regolari, si può scegliere il luogo dove conviene edificare salvaguardando eventuali siti archeologici, il luogo dove è più facile intervenire. Come non individuare la zona se non l’area dove “probabilmente” sorgeva Larinum, antica e ricca provincia romana? Come non strappare dalla terra la nostra storia per fare sparse qua e la colate di cemento armato e tetti di ethernit? Mi rigiro sui fianchi insonne la notte e cerco di capire quante congetture, quante alte riflessioni di convenienza, o connivenza, quante ore di calcoli quante matite siano state temperate da forti avambracci di provincia nel tracciare il geniale disegno della edificazione del nulla. Stiamo lavorando alla nostra non-identità. Con la minuzia con la quale i nostri artigiani hanno lavorato a tutto quello che oggi racconta chi siamo.
Manfredi Saavedra Perrotta